Perché il referendum trivelle non è una sconfitta: 5 contributi al cambiamento

April 18, 2016 / by / 0 Comment

Piattaforma offshore vega

Le scomposte reazioni al referendum se, da un lato, confermano volgarità, arroganza e demagogia di chi governa, dall’altro lato, mostrano una preoccupante regressione politica e culturale anche tra chi oppone resistenza alla decomposizione democratica perseguita dal progetto renziano.

Pensare che il referendum avesse qualche possibilità di raggiungere il quorum significa non considerare non solo la tendenza dello strumento negli ultimi decenni e il peso di difficoltà insormontabili, come la complessità del tema, la breve durata della campagna referendaria, il boicottaggio mediatico e la propaganda renziana, ma anche le conseguenze del deterioramento culturale seminato dal modello neoliberista e dalla stagione berlusconiana.

Conseguenze, quest’ultime, che si ritrovano sia nella mancata partecipazione politica di una parte sempre più cospicua di elettorato sia nella deriva calcistica che affligge la capacità critica di molti, impedendogli di focalizzarsi sui contenuti, senza lasciarsi accecare da personalizzazioni e contrapposizioni.

Il diffuso sconforto, la miopia dei criteri di valutazione del referendum, l’utilizzo di termini e concetti inculcati dal sistema dominante (fallimento, vincenti e perdenti, ecc.) e un orizzonte delineato, come sempre ormai, sul breve periodo manifestano la disabitudine a ragionare in termini politici e portano a interpretare erroneamente la giornata di ieri, finendo per fare il gioco di chi si vorrebbe combattere.

Nell’ottica di chi anela a un modello diverso da quello proposto da Renzi e dai gruppi d’interesse che lo sostengono, l’importanza del referendum del 17 aprile 2016 non riguarda solo il quesito specifico, relativo alla durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi entro le 12 miglia dalle coste italiane. Allargando il campo visivo e concependo la tappa di ieri come una battaglia e non come la guerra, si scorgono infatti cinque obiettivi funzionali al cambiamento, che passa per forza di cose attraverso il superamento del Partito Democratico:

1. Sensibilizzazione dell’opinione pubblica a una visione alternativa al capitalismo estrattivista, “approfittando” del raggio d’azione di un simbolo condiviso come il mare, che tocca anche la sfera emotiva

2. Funzione informativa, tesa anche a smascherare la propaganda renziana e a indebolire la posizione del governo

3. Mobilitazione tale da riunire parti di elettorato potenzialmente vicine

4. Destabilizzazione del PD, facendo ragionare parte del suo elettorato sul merito e facendo emergere contraddizioni e contrapposizioni

5. Avvio del percorso referendario, preparando il terreno al fondamentale passaggio di ottobre, con il referendum costituzionale che potrà mettere fine all’esperienza politica di Renzi

Saranno questi cinque obiettivi a dirci se la battaglia contro le trivelle è stata vana.

 

Foto di copertina

Piattaforma offshore Vega – Di Floydrosebridge – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18935555


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Alessandro Rizzi


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