PuntoaCapo. Capire (un po’) la crisi

May 21, 2013 / by / 0 Comment

“L’austerity rispecchia la posizione dei ceti abbienti ammantata di rigore accademico. Ciò che il più ricco un per cento desidera diventa ciò che gli economisti ci dicono che dobbiamo fare.” Paul Krugman

L’idea di cimentarci con l’esperimento di un documentario – qualcosa che non avevamo mai fatto prima – ha preso forma gradualmente, mentre raccoglievamo interviste ad Atene, nella primavera del 2012.

Sembrava impossibile capire cosa stesse accadendo. Media e istituzioni esprimevano Verità assolute, create da slogan ripetuti all’infinito, e parole trasformate in totem dal significato oscuro, incomprensibili ma terrorizzanti: lo spread (è salito); l’Europa (celochiede); le riforme (bisogna farle); i compiti a casa (noi non li abbiamo fatti); la produttività del lavoro (noi ce l’abbiamo bassa, perché lavoriamo poco); la spesa pubblica (da tagliare); la flessibilità (da aumentare, sempre).

Nella nostra ricerca, nello sforzo di comprendere, abbiamo incontrato persone – professori, giornalisti e non solo –  che ad Atene, a Barcellona e in Italia ci hanno schiarito le idee, spesso prima con i loro scritti, poi rispondendo alle nostre domande, davanti alla videocamera. Cos’è successo in Grecia? Cosa significa avere una bassa produttività del lavoro? Cosa vuol dire che la finanza ha un potere enorme? E le banche spagnole? È davvero il debito pubblico il grande problema da risolvere in Europa?

Borsa appesa

Allora, PuntoaCapo. Per provare a squarciare il velo costruito dalla maggior parte dei media e delle istituzioni, per vedere cosa si cela dietro il discorso ossessivo del debito, dell’insostenibilità della spesa pubblica, di una crescita che non si sa da dove possa arrivare. Perché non parliamo più dei problemi della finanza e della finanza come problema all’origine della crisi? Perché continuiamo a vivere nel paradosso per cui il sistema di pensiero che ha provocato il disastro somministra come cura lo stesso male che ha causato il crollo?

Il materiale raccolto in più di un anno non è invecchiato mentre ci lavoravamo: i problemi sono ancora tutti lì, enormi e ignorati. Nonostante recenti e roboanti dichiarazioni, le politiche per far fronte alla crisi non sono cambiate, e non c’è alcun segnale che preluda a un cambiamento nel prossimo futuro. A indicare che le elite dominanti a livello globale, e l’ideologia neoliberista che ne difende gli interessi e i privilegi, continuano a vincere nonostante la crisi. Anzi, la crisi ha offerto l’occasione per portare avanti e accelerare lo smantellamento dello stato sociale, dei diritti, dell’idea stessa di “pubblico”. Non ci sono i soldi, di conseguenza non possiamo far altro che tagliare la spesa; non c’è lavoro, per cui quando si ha un impiego bisogna accettare tutto. E le rivendicazioni di condizioni minime di decenza e di diritti fondamentali – nella scuola, nella sanità, al lavoro – diventano inaccettabili, astoriche, e un po’ villane.

Tutto questo si può mettere in discussione, si deve.


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SporcarsileMani


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